Risposta alle manipolazioni sulle riviste dei Cattolici Romani

Come si può evincere dall’articolo de “Il messaggero di Sant’Antonio” di dicembre 2012, con il seguente titolo: “Dalla cupidigia al dono”, il quale fa riferimento al 10° comandamento del decalogo scritto con il dito di Dio e consegnato a Mosè, e come si può constatare lo stesso non viene scritto completamente, perché la sua completezza comporta l’ammissione della radiazione del 2° comandamento e relativo sdoppiamento del 10° in 9° e 10° comandamento come pubblicato nel decalogo del catechismo della Chiesa Cattolica Romana. I dieci comandamenti vengono così li ha mutilati e modificati e così contorti li inculca ai suoi fedeli, piccoli e grandi. Ecco infatti come li troviamo scritti nel Nuovo Manuale del Catechista

• Il primo è: ‘Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio fuori di me’ (Giuseppe Perardi, Nuovo Manuale del Catechista per l’insegnamento del catechismo della dottrina cristiana, Pubblicato per ordine di Pio X, XVII edizione rinnovata e in gran parte rifatta, pag. 272);
• Il secondo: ‘Non nominare il nome di Dio invano’ (ibid., pag. 290).
• Il terzo: ‘Ricordati di santificare le feste’ (ibid., pag. 297).
• Il quarto: ‘Onora il padre e la madre’ (ibid., pag. 303).
• Il quinto: ‘Non ammazzare’ (ibid., pag. 309).
• Il sesto: ‘Non commettere atti impuri’ (ibid., pag. 320).
• Il settimo: ‘Non rubare’ (ibid., pag. 326).
• L’ottavo: ‘Non dire falsa testimonianza’ (ibid., pag. 335).
• Il nono: ‘Non desiderare la donna d’altri’ (ibid., pag. 343).
• Il decimo: ‘Non desiderare la roba d’altri’ (ibid., pag. 344).

E dette manipolazioni le possiamo rilevare dalla loro stessa bibbia ovvero “La Bibbia di Gerusalemme” pertanto tali manipolazioni fatte dalla Chiesa Cattolica Romana, ingannano i credenti portandoli tutti verso l’avversario del Signore, ovvero satana.

Il capitolo 20 di Esodo della Bibbia di Gerusalemme dice così:

[1] Dio allora pronunciò tutte queste parole:

[2] “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: [3] non avrai altri dèi di fronte a me.
[4] Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. [5] Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, [6] ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.

[7] Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

[8] Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: [9] sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; [10] ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. [11] Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

[12] Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.

[13] Non uccidere.

[14] Non commettere adulterio.

[15] Non rubare.

[16] Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

[17] Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”.

[18] Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano.

Questo solo per rimarcare la premessa da loro fatta in riferimento al passo di Esodo 20,17.
Proseguendo nella lettura dell’articolo possiamo leggere nella seconda parte questa affermazione:

“Chi ha ricchezze di questo mondo, e vede il suo fratello nel bisogno, deve dargli ciò che gli sopravanza. E se non glielo da, io affermo che pecca mortalmente.”, mentre dalla epistola di Giacomo al capitolo 4,17 recita “Chi dunque sa fare il bene e non lo compie, commette peccato.” Quindi fa un’affermazione già prevista dall’apostolo Giacomo nella sua epistola.”

Copia dell’articolo apparso su “Il messaggero di Sant’Antonio” dicembre 2012.

Articolo del messaggero di Sant'Antonio 12_2012 1

Articolo del messaggero di Sant'Antonio 12_2012 2

 Il Decalogo.

Copia del capitolo 20 di Esodo e delle relative note, tratta dalla Sacra Bibbia della traduzione dalla vulgata a cura di Monsignor Antonio Martini e revisione di Monsignor Luigi Nazari di Calabiana, edizione 1980 Fabbri editori S.p.A. Milano. Di cui 1ͣ edizione 1963, 2ͣ edizione 1964, 3ͣ edizione 1968.

Esodo 20 CEI

Note al capitolo 20 di Esodo CEI

Vicenda analoga si è verificata con “Il settimanale di Padre Pio”, al quale ho anche scritto una lettera via Email senza aver mai ricevuto una qualsiasi risposta, di seguito è allegata la missiva:

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Alla spett.le redazione de “Il settimanale di Padre Pio”, chi vi scrive è Gioia Matteo da Battipaglia al viale Monterosa 2, che è venuto in possesso di una vostra copia del settimanale a seguito di una discussione avuta con mia cognata in riferimento al secondo comandamento, la stessa mi presentava il settimanale in cui un articolo, viene allegati integralmente in calce, si parla dei dieci comandamenti e precisamente del secondo.

Questo comandamento come recita l’articolo, per errore di stampa, è: “non nominare il nome di Dio invano”, siccome dalla bibbia consultata, ovvero Sacra Bibbia nella traduzione dalla Volgata a cura di Monsignor Antonio Martini (Prato 20 aprile 1720 – Firenze 31 dicembre 1809), revisione di Monsignor Luigi Nazari di Calabiana (Savigliano 27 luglio 1808 – Milano 23 ottobre 1893), edizione 1980, Fabbri Editore S.p.A. – Milano, si deduce che il secondo comandamento è: “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.” (Es. 20:4-6), mentre quello indicato nel settimanale erroneamente è: “Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano; perché il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.” (Es. 20:7), ovvero il terzo comandamento.

Considerato che mia cognata continua ad insistere sull’argomento, chiedo alla spett.le redazione di voler rettificare l’articolo in modo da avere le idee più chiare, oppure di fornire delucidazioni in merito al secondo comandamento o errore della bibbia consultata.

Vi ringrazio fin da ora e colgo l’occasione per porgere distinti saluti.

Di seguito è allegato il testo dell’articolo tratto dal settimanale.

 I dieci Comandamenti

Pianeta Catechesi

Il Secondo Comandamento

di Padre Francesco Pio M. Pompa, FI

Il secondo comandamento prescrive di rispettare il Nome del Signore. La sua santità esige che non si faccia ricorso ad esso in modo irriverente, per cose futili, per un uso magico, per un falso giuramento.

Il secondo Comandamento proibisce l’uso magico del Nome divino (e delle preghiere). È il caso di persone, anche in buona fede, che dicono di togliere il malocchio, mettendo in un piatto d’acqua delle gocce di olio o dei chicchi di grano. Pensano che ciò sia una cosa buona solo perché fanno dei segni di croce e dicono delle preghiere nel fare questo. Invece è peccato perché si profana il Nome di Dio o il santo Segno della croce infangandoli con queste pratiche magiche (CCC, n. 2149).

Il secondo Comandamento proibisce i giuramenti falsi (chiamare Dio ad essere testimone di una menzogna), e anche i giuramenti illeciti (quelli con cui ci si impegna a compiere il male) (CCC, nn. 2150-2152).
Astenersi dal falso giuramento è un dovere verso Dio. Come Creatore e Signore, Dio è la norma di ogni verità. Dio è la stessa Verità (CCC, n. 2151)

Non siamo obbligati ad adempiere i giuramenti iniqui, anzi commetteremmo un peccato nell’eseguire quelle azioni cattive a cui ci siamo colpevolmente impegnati in tale modo (chi giura di vendicarsi o di recare danno al prossimo). Si vorrebbe coinvolgere nientemeno Dio nel compiere un’azione cattiva! Famoso è l’episodio che ricorda il Vangelo. Erode promise con giuramento di dare a Salomè qualunque cosa gli avesse domandato. Consigliata dalla madre Erodiade, chiese la testa di Giovanni Battista. Erode si sentì falsamente obbligato dal suo giuramento ed ordinò la decapitazione del Precursore di Gesù (cf Mt 14,1-12).

Non è bene ricorrere spesso al giuramento, ma esso va riservato ai casi di vera necessità e per un motivo giusto, per esempio davanti ad un tribunale (CCC, nn. 2153-2155). È in armonia con quanto insegna Gesù nel Discorso della Montagna: «Avete che inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno» (Mt 5,33-34.37).

Anche san Paolo lascia intendere che non è contrario al Volere divino ricorrere al giuramento quando è veramente necessario e secondo giustizia. Così scrive ai Corinzi: «Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi non sono più venuto a Corinto» (2Cor 1,23). E ai Galati: «In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco» (Gal 1,20).
Non si oppone al secondo Comandamento lo scongiuro, ossia il tentativo di indurre una persona a fare od omettere qualche cosa, interponendo il Nome di Dio. Il Nome di Dio è considerato tanto degno di venerazione che, uditolo, l’altro sia mosso a fare od omettere qualche cosa. Per la liceità si richiede che si prenda la cosa seriamente; che vi sia un motivo proporzionato, infine che si voglia ottenere qualche cosa di lecito.

Lo scongiuro è un atto di latria (di adorazione) quando è fatto interponendo direttamente il Nome di Dio o di cose, in cui riluce in modo particolare la maestà di Dio (ad es. la Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo). È un atto di iperdulia o di dulia (di speciale venerazione o di semplice venerazione) quando si fa nel nome della Santissima Vergine e dei Santi.

Lo scongiuro può essere fatto in forma semplice (privatamente) o in forma solenne (quando è fatto a nome della Chiesa, dai suoi ministri, nella maniera prescritta). Può essere pure fatto o in forma deprecativa, cioè in forma di preghiera, come nelle litanie dei Santi o in forma imperativa, come un comando. In questa seconda forma lo scongiuro può solo essere rivolto ad esseri inferiori, o al demonio, interponendo il Nome di Dio.

Gli scongiuri che il ministro, a ciò deputato dalla Chiesa, fa in nome di Dio ed autoritativamente contro il demonio, o per indurlo ad abbandonare le persone da lui possedute o per indurlo a cessare dall’infestare persone o cose, anche inanimate, prendono nome di esorcismi. Gli esorcismi consistono nell’imposizione delle mani e in preghiera a Dio o ingiunzioni al demonio per scacciarlo (esorcismo solenne) o per reprimerne il potere (esorcismo semplice); costituiscono un Sacramentale vero e proprio, cioè dei riti sensibili di istituzione ecclesiastica (CCC, n. 1673).

Da “Il settimanale di Padre Pio” del 08 giugno 2008 n.23 – pagina 14/15

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Dopo questa semplice comparazione potete ben constatare e capire come tutti i cattolici romani sono manipolati dalla Chiesa Cattolica Romana, al solo scopo di portarli nel baratro ovvero nell’ades o inferno, detto soggiorno dei morti, da dove risorgeranno in resurrezione di giudizio e rammentate ciò che recita la scrittura che il giudizio è senza misericordia per chi non ha usato misericordia, quindi perseverando su questa strada, l’ira di Dio rimane sopra tutti loro spalancando le porte dell’inferno pronte ad inghiottirli.

Matteo Gioia

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Informazioni su Matteo Gioia

Cristiano pentecostale, nato di nuovo nel 2011. Ho fatto questo blog per condividere la mia fede e pubblicare materiale di interesse relativo alla vita ed alla dottrina cristiana.
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Una risposta a Risposta alle manipolazioni sulle riviste dei Cattolici Romani

  1. Giuseppe Piredda ha detto:

    Svegliatevi, voi cattolici romani, smettetela immediatamente di dare retta a quei seduttori che si fanno chiamare preti, mettetevi a leggere la Bibbia, il Nuovo Testamento, e attenetevi solo a quello. Nella Bibbia troverete scritto ciò che dovete fare per ottenere il vero perdono dei peccati. ravvedetevi e credete nell’evangelo, affinché possiate ottenere il perdono dei peccati dal Signore Iddio.

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